Fecondazione eterologa in Italia e all'estero

Tutto sulla fecondazione eterologa in Italia e all'estero, i migliori centri, i trattamenti e i costi.


Cos’è la fecondazione eterologa? Cos’è l’ovodonazione?

Cos’è la fecondazione eterologa? ..e l’ovodonazione?

Al giorno d’oggi un numero sempre maggiore di coppie decide di accedere alla procreazione medicalmente assistita ed in particolar modo alla fecondazione eterologa (ovodonazione): ma di cosa si tratta? Chi può sottoporsi a questo tipo di fecondazione?

 

La fecondazione eterologa, una scelta importante per le coppie infertili

Grazie alla donazione di ovociti, di semi o di embrioni, si possono eseguire le tecniche di fecondazione eterologa.

La fecondazione eterologa e nella maggior parte dei casi “l’ovodonazione” rappresenta ad oggi una scelta molto importante per le coppie che soffrono di problemi di infertilità: una scelta che, fino a qualche anno fa, in Italia non era contemplata come tale ma che oggi, invece, grazie alla decisione dei giudici della Corte, è una concretezza. Ciò significa che le coppie che hanno problemi nel concepimento di un figlio in maniera naturale – ovvero attraverso rapporti completi e mirati per circa un anno – possono affidarsi, oltre che alle altre tecniche di procreazione medicalmente assistita, anche a quella che prevede l’uso di gameti esterni.

 

Cos’è e come funziona la fecondazione eterologa: quali sono i margini di successo?

Per molti anni in Italia la fecondazione di tipo eterologo è stata appannaggio dei più ricchi, ovvero di quelle coppie che avevano le effettive possibilità economiche per recarsi all’estero ove andare alla ricerca di cliniche che permettessero, a pagamento, la tecnica di fecondazione per mezzo dei gameti a loro esterni.

Circa 10000 coppie partono ogni anno in direzione Spagna, Grecia e Rep.Ceca con la speranza di realizzare il proprio sogno di avere un bambino.

Questo perché nel nostro paese non era affatto possibile accedere a questa tecnica, per via di quanto contenuto nella Legge 40/2004 che vietava di fatto, per motivi etici, il ricorso all’uso di sperma e ovociti non appartenenti alla coppia infertile. Poiché le coppie che avevano problemi di infertilità conclamata non riuscivano ad avere figli in maniera naturale – né, evidentemente, con l’altra tecnica che è quella della fecondazione omologa – l’unica opportunità per affidarsi all’eterologa consisteva nell’alimentare il fenomeno del cosiddetto turismo riproduttivo. Ovvero, una coppia decideva di affidare le proprie cure ad una clinica straniera, in un paese dove la fecondazione assistita di tipo eterologo fosse considerata come un’opportunità e non come un grave pericolo per l’umanità. Ovviamente, a costi molto elevati per le coppie che sceglievano questa possibilità, perché il tutto avveniva privatamente, ed affrontando costosi viaggi ed importanti trattamenti che non sempre avevano il successo sperato.

Ma perché la fecondazione eterologa in Italia non era accettata ma veniva, invece, considerata come qualcosa di negativo o di lesivo delle scelte etiche di una persona (o di una coppia)? Il motivo per cui si è stabilito, con la Legge 40/2004 “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita” – del 19 febbraio di quell’anno – che le coppie infertili non dovessero fare uso di queste tecniche (così come di clonazione, maternità surrogata o produzione di embrioni per ricerca), era forzatamente etico e morale.

Ma molte cose sono cambiate quando, quella parte della Legge 40 dedicata alla procreazione assistita, è stata smantellata dalla decisione dei giudici della Corte i quali, dopo anni di dibattiti, polemiche e valutazioni, hanno stabilito che in Italia si potesse accedere alla fecondazione assistita di tipo eterologo con la motivazione che avere un figlio è un diritto “incoercibile” e che il divieto contenuto in quella Legge era “illegittimo”.

La fecondazione eterologa è quella tecnica – che fa riferimento ai metodi di procreazione medicalmente assistita ed inseminazione artificiale – attraverso la quale una coppia che soffre di problemi di infertilità può tentare di avere un figlio utilizzando la tecnica della fecondazione dell’ovulo per mezzo di uno spermatozoo: l’uno o l’altro provengono da un donatore, in quanto sono gameti esterni alla coppia (ovodonazione).

Si ricorre a questo tipo di tecnica quando uno dei genitori è sterile: se la sterilità riguarda la donna, si utilizza l’ovulo di una donatrice; se, invece, riguarda l’uomo, si insemina l’ovulo della donna utilizzando uno spermatozoo da donatore. 

Il ricorso a gameti esterni è la condizione fondamentale per il trattamento, che ha un margine di successo molto elevato: si calcola, infatti, che le possibilità per una donna di rimanere incinta utilizzando questa tecnica si attestino fino al 94%, media comunque variabile a seconda di una serie di fattori, non ultimo l’età della donna. Uno dei motivi per cui talvolta non si ottiene la gravidanza, infatti, è proprio questo: ad un’età non del tutto fertile della donna che accede alla tecnica, corrisponde un minore margine di successo dell’eterologa.

 

I 3 metodi della fecondazione eterologa

I metodi più in uso sono tre: vi è una tecnica detta “di primo livello”, che viene dedicata a chi soffre di infertilità non molto grave, e che prevede l’inserimento del liquido seminale direttamente nell’utero della donna. A questa si associano metodi più invasivi ma anche più positivi nel caso di infertilità importante, che sono le tecniche “di secondo livello”, ovvero la Fivet (Fertilizzazione in vitro con trasferimento di embrioni) che prevede la fecondazione degli ovociti esternamente alla cavità uterina; la seconda è l’Icsi (Intracytoplasmatic sperm injection), che prevede l’uso di un metodo di inserimento dello spermatozoo direttamente nell’ovocita.

L’ultima tecnica è quella che prevede la fecondazione in vivo; si tratta tuttavia di un metodo molto più invasivo – la donna deve essere anestetizzata – e non si può ripetere a lungo.